Gli austriaci puniscono verdi e popolari alle urne
Il fatto che il Partito della Libertà (FPÖ), partito di destra austriaco, abbia vinto le elezioni nazionali del 29 settembre, non è stata una sorpresa. I massicci tentativi degli altri partiti e dei media mainstream di demonizzare il partito sono falliti, perché le sue posizioni critiche nei confronti di Bruxelles, contro la guerra e a favore della ripresa delle importazioni di gas naturale dalla Russia riscuotono il consenso di molti elettori. Il partito ha guadagnato il 13% rispetto alle elezioni del 2019, conquistando il 29,2% dei voti.
Al contrario, i due partiti della coalizione di governo uscente, il Partito Popolare (26,5%) e i Verdi (8,3%), hanno subito pesanti perdite: meno 11% e 5,6% rispettivamente. L’abbandono della tradizionale politica di rigorosa neutralità dell’Austria, a favore dell’allineamento alla politica di guerra della NATO, ha alienato e inquietato molti elettori.
Per formare il nuovo governo, i due partiti devono imbarcare i socialdemocratici. Questi, tuttavia, hanno ottenuto il peggior risultato di sempre, con il 21%, anche se la loro caduta in disgrazia era iniziata ben prima. Non è certo che questi tre partiti, che rifiutano con forza una coalizione con il FPÖ, trarranno insegnamento da questi risultati elettorali, il che significa che la crisi della politica austriaca continuerà.
