A chi giova la violenza in Francia?
Le immagini delle manifestazioni di massa del 17 ottobre in Francia hanno fatto impressione per il livello di violenza. Quelle immagini hanno messo in secondo piano il racconto dei quasi 800.000 manifestanti (studenti, vigili del fuoco, infermieri, avvocati e gilet gialli) scesi in piazza pacificamente per protestare contro il crollo del tenore di vita e per sostenere appieno i giovani studenti che avevano dato vita al movimento nelle periferie, chiedendo più risorse per l’istruzione.
Come ha sottolineato Jacques Cheminade, la Francia è l’epicentro di una dinamica più ampia che sta attraversando l’Europa. I motivi sono molti: le elezioni presidenziali della prossima primavera, la forte tendenza sovranista del Paese e il fatto che la Francia, potenza nucleare, sia diventata un pilastro del “partito della guerra” in Europa. A ciò si aggiunge la crisi delle finanze pubbliche francesi, con un debito al 119% del PIL, un governo che non sa che pesci pigliare e mercati finanziari che ammoniscono il presidente Macron a non cedere alle richieste dei manifestanti.
La tradizione rivoluzionaria francese delle sollevazioni di massa è positiva, ha detto Cheminade, ma può essere facilmente manipolata, con l’effetto di polarizzare ancora di più il Paese. Infatti, nei cortei sono stati infiltrati provocatori ben organizzati, che agivano secondo la modalità dei “black block”, mentre bande di sciacalli hanno saccheggiato le zone commerciali di diverse città. Il ministro dell’Interno ha ammesso di aver ordinato alla polizia di intervenire contro questi gruppi con forza e senza pietà, ferendo anche molti manifestanti non violenti: oltre 2.000 gli arresti, circa 800 i poliziotti feriti, ingenti i danni materiali. Gli eventi avevano tutte le caratteristiche degli scenari di tipo “gang–countergang”, notoriamente utilizzati dai servizi segreti nell’ambito della strategia della tensione.
Un simile scenario si è ripetuto a Milano sabato e domenica 17-18 ottobre, con un fenomeno nuovo: la grande maggioranza dei violenti erano minorenni, in parte anche stranieri.
Già nel 2008, l’ex Presidente del Consiglio italiano Francesco Cossiga descrisse la tattica impiegata in caso di proteste di massa: ridurre il numero di agenti in strada, infiltrare il movimento con agenti provocatori che mettono a ferro e fuoco la città, non intervenire all’inizio delle violenze, ma poi attaccare i cortei con la massima durezza, mandando i manifestanti all’ospedale.
