La Germania, ovvero i ciechi che guidano i ciechi
Anziché tentare seriamente di analizzare le ragioni delle proprie sconfitte, la CDU-CSU e la SPD sono entrate in un grave stato di negazione della realtà. Così, il governo federale ha minacciato la Sassonia-Anhalt che, se a dicembre il nuovo parlamento eleggerà l’esponente della AfD Ulrich Siegmund come nuovo governatore, a quel Land verrà negato l’accesso alle informazioni relative alla sicurezza da parte degli enti federali, con il pretesto che la AfD le passerebbe alla Russia. Anche Berlino, dove Die Linke potrebbe guidare la nuova amministrazione cittadina prima della fine dell’anno, potrebbe essere esclusa dalle informazioni sensibili, con il pretesto che la Linke è contraria alle Forze Armate. Queste proposte sono a dir poco miopi e, qualora attuate, potrebbero ritorcersi contro i loro ideatori, qualora la sicurezza del Paese venisse compromessa. Nota positiva: il 15 ottobre, il nuovo parlamento della Sassonia-Anhalt ha approvato una risoluzione promossa da AfD e BSW (il partito di Sahra Wagenknecht) intitolata “Colloqui di pace invece di un’escalation della guerra in Ucraina”, che chiede al governo centrale di adoperarsi per immediati negoziati di pace sull’Ucraina. La risoluzione propone di perseguire l’obiettivo di un cessate il fuoco che includa la “normalizzazione delle relazioni economiche tra la Germania e la Russia. Le sanzioni economiche contro la Russia devono essere revocate immediatamente. Il sostegno finanziario all’Ucraina deve essere interrotto subito, nella misura in cui supera l’aiuto umanitario. Le forniture di armi all’Ucraina devono essere sospese. Ulteriori armamenti prolungano la guerra e aumentano il rischio di un’ulteriore escalation.”
Difficile che a Berlino si dia ascolto a queste raccomandazioni. Dopo le tre elezioni di settembre, si dava generalmente per scontato che sarebbero saltate delle teste. Ma il Cancelliere Friedrich Merz, che è anche presidente della CDU, si è rifiutato di dimettersi e, nonostante il suo indice di gradimento sia crollato al 10%, nessun altro si è fatto avanti come potenziale sostituto e il partito non ha proposto alcun cambio di rotta politico.
Per quanto riguarda la SPD, il ministro del Lavoro e co-presidente della SPD Bärbel Bas si è dimessa da entrambe le cariche il 12 ottobre, e il Ministro delle Finanze e co-presidente della SPD Lars Klingbeil potrebbe dimettersi a brevissimo almeno dalla presidenza del partito (cfr. SAS 42/26). L’intero esecutivo del partito sarà rinnovato al congresso nazionale straordinario indetto per il 16-17 gennaio. Resta da vedere se nel programma del partito troveranno spazio idee nuove e costruttive.
Nel frattempo, tutto intorno il Paese sta letteralmente cadendo a pezzi dal punto di vista economico e sociale: la disoccupazione è tornata a quota 3 milioni, sono andati perduti 144.000 posti di lavoro nelle industrie produttive – di cui quasi 50.000 solo nel settore automobilistico – mentre i prezzi del gasolio stanno mettendo in ginocchio i settori dei trasporti, della logistica e dell’agricoltura. Sullo sfondo, il dialogo Trump-Putin suggerirebbe una svolta di politica estera. Una ripresa delle relazioni economiche con la Russia consentirebbe al Paese di importare gas e petrolio a prezzi molto più bassi di quelli attuali e, cosa ancora più importante, eliminerebbe la minaccia che la Germania venga spazzata via in un conflitto con la più grande potenza nucleare del mondo.
