Tutte le opzioni militari di Washington contro l’Iran sono negative

Donald Trump ha ripetutamente affermato che non attaccherà l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, ma ciò che farà dopo è oggetto di molte speculazioni. Alcuni avvertono, tuttavia, che potrebbe agire addirittura prima di allora, in un tentativo dell’ultimo minuto di guadagnare voti (per inciso, ciò rafforzerebbe anche il governo israeliano che rischia la sconfitta nelle elezioni del 27 ottobre).

Il col. Douglas Macgregor, ad esempio, in un articolo pubblicato sul suo Substack il 18 ottobre, si chiede se Trump sia abbastanza disperato da ricorrere a un’arma nucleare contro la Repubblica Islamica. Macgregor, analista strategico di lunga data, inizia esaminando il contesto in cui si trova Trump: né la guerra in Ucraina né quella in Iran stanno andando bene, il mondo è in piena crisi energetica e millequattrocento titoli azionari statunitensi hanno perso oltre il 70% rispetto ai massimi delle ultime 52 settimane.

Macgregor ritiene che Trump non ritirerà le forze statunitensi dalla regione, come richiesto dall’Iran, perché la potente lobby israeliana negli Stati Uniti non lo permetterebbe. Pertanto, potrebbe optare per un’escalation più drastica: “Lo spettro di un attacco nucleare contro l’Iran, un tempo considerato una possibilità remota, sta diventando una realtà? Purtroppo, penso che la risposta sia affermativa”.

Un’altra opzione resa pubblica dalla CNN il 15 ottobre è l’uso di una spettacolare “super arma” che consentirebbe all’amministrazione Trump di dichiarare vittoria e quindi porre fine alla guerra. Come riferisca la CNN, il Pentagono ha sviluppato nuovi piani di attacco che includono il potenziale utilizzo della bomba GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast – nota anche come “la madre di tutte le bombe” (MOAB) – per colpire le infrastrutture energetiche e i siti nucleari iraniani qualora il presidente Trump desse l’ordine di riprendere i combattimenti prima o dopo le elezioni di metà mandato. Tuttavia, gli analisti citati nell’articolo sottolineano che la MOAB è in realtà destinata a distruggere bersagli di superficie e a “sconvolgere e intimorire” il paese preso di mira, ma non sarebbe efficace contro bersagli resistenti come gli impianti nucleari all’interno della Kūh-e Kolang (“Montagna del Piccone”).

Trump continua a subire pressioni contrarie, in particolare da parte della Cina e della Russia, nonché da un numero crescente di americani contrari alla guerra, molti dei quali rispondono all’appello della candidata presidenziale indipendente Diane Sare e dello Schiller Institute per l’attuazione di un piano di pace di ampia portata.

 

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