Un duro monito a Trump dall’interno del movimento MAGA

Nel periodo che precede le elezioni di metà mandato per il Congresso degli Stati Uniti, l’amministrazione Trump e i suoi “strateghi” sono sempre più preoccupati dalla prospettiva di perdere la maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti e al Senato, anche a causa della crescente opposizione alle politiche di Donald Trump all’interno della base MAGA. Alcuni osservatori perspicaci temono che possa essere inscenato qualche incidente che porti all’annullamento delle elezioni o a una manipolazione dei risultati.

Una delle ex fedeli di Trump e leader di spicco del movimento MAGA è Marjorie Taylor Greene, che si è dimessa dal Congresso lo scorso novembre. Il 16 agosto ha scatenato un putiferio scrivendo su X che l’amministrazione Trump sta “discutendo l’uso di armi nucleari contro l’Iran durante le riunioni strategiche. Sì, avete letto bene. È vero. Non sto speculando, lo so. Ed è il male puro”.

Ha sottolineato che i servizi segreti statunitensi avevano affermato che “l’Iran era ben lontano dall’ottenere un’arma nucleare”, ma l’amministrazione Trump ha sposato la linea contraria sostenuta da Israele. “E ora è proprio il nostro governo a discutere di abbassare la soglia per usare armi nucleari contro l’Iran, anche se Trump sostiene di aver vinto la guerra almeno quaranta volte e afferma che gli Stati Uniti controllano lo Stretto di Hormuz”.

Secondo quanto riferito, la Taylor Greene starebbe valutando la creazione di un nuovo movimento moderato, insieme al popolare podcaster Tucker Carlson, all’ex deputato Thomas Massie e all’analista Joe Kent, che si è dimesso dal Dipartimento di Stato in segno di protesta contro la guerra all’Iran. Tutti loro sono stati bersagliati dal consueto livore dei post di Donald Trump. Taylor Greene ha inoltre avvertito il 23 agosto che la sua più grande preoccupazione è che, man mano che il presidente perde potere, “si orienterà sempre più verso la guerra e intraprenderà azioni per sentirsi più potente”.

Dal lato dei Democratici, la leadership teme l’ascesa del movimento di protesta che ha portato ad alcuni significativi ribaltamenti nelle primarie del partito da parte dei Socialisti Democratici.

Tutte queste forze sono invitate a mettere da parte le loro differenze ideologiche e a elevarsi al livello superiore della campagna della candidata indipendente Diane Sare (vedi sotto).

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