I partiti di governo tedeschi in preda alla “disintegrazione controllata”

In un certo senso, la situazione in Germania dopo le tre elezioni di settembre in Turingia, Sassonia e Brandeburgo è simile a quella dell’Austria, anche se è caratterizzata da una disintegrazione ancora più rapida dei partiti politici tradizionali (cfr. SAS 36, 39/24). Dopo le elezioni del 22 settembre nel Brandeburgo, che hanno visto i Verdi fermarsi alla soglia di sbarramento, i due leader del partito, Omid Nouripour e Ricarda Lange, si sono dimessi, seguiti da tutti e dieci i leader nazionali del movimento della Gioventù Verde, nonché dalla dirigenza delle sue organizzazioni in diversi Stati. I giovani leader vogliono formare un nuovo partito di sinistra impegnato in misure più radicali per la “protezione del clima”.

Singolarmente, il Ministro degli Esteri Annalena Baerbock e il Ministro dell’Economia Robert Habeck, le cui politiche sono responsabili della massiccia perdita di voti dei Verdi, non si sono dimessi. Anzi, Habeck sogna ancora di diventare il candidato cancelliere del partito alle prossime elezioni politiche nel settembre 2025. Dal momento che potrebbe essere più facile per lui controllare un partito più piccolo e raccogliere consensi per la propria politica economica, alcuni sostengono che ci sia il suo zampino nella serie di spettacolari dimissioni tra i Verdi annunciate la scorsa settimana. Ma è improbabile che un ruolo più incisivo di Habeck possa contrastare, o addirittura arrestare, l’erosione della popolarità del partito, dal momento che un segmento crescente della popolazione si sta finalmente rendendo conto che quello che viene presentato come ambientalismo è una frode, finalizzata alla deindustrializzazione, alla distruzione dell’agricoltura moderna e allo spopolamento.

È improbabile anche che l’FDP (Liberaldemocratici), ridotto all’un per cento nelle ultime tre elezioni regionali, possa riprendersi abbastanza da superare la soglia di sbarramento per il Bundestag. Per quanto riguarda la SPD, il partito del Cancelliere Scholz, le percentuali di gradimento nei sondaggi degli ultimi mesi sono state abissali, mentre la politica del governo ha fatto crollare l’SPD nel suo complesso. Per questo motivo, all’interno del partito si sta facendo strada l’idea di scaricare Scholz come candidato cancelliere alle prossime elezioni nazionali e di sostituirlo con Boris Pistorius, l’attuale ministro della Difesa. Benché la popolarità di Pistorius sia in aumento nei sondaggi di opinione, essa potrebbe essere un fenomeno di breve durata. Essendo un noto militarista, che ha lanciato la campagna per rendere la Germania “pronta alla guerra”, Pistorius dovrà affrontare un forte sentimento antiguerra tra gli elettori, che sicuramente crescerà, soprattutto quando ci si renderà conto che la Germania sarà un bersaglio primario, in caso di una guerra su larga scala tra la NATO e la Russia, e sarà completamente spazzata via se verranno utilizzate armi nucleari. Se ne parlerà il 2 ottobre in uno speciale webcast organizzato dallo Schiller Institute, con la partecipazione di Ted Postol, docente emerito del MIT e massimo esperto di armi nucleari, e di Jack Matlock, ambasciatore degli Stati Uniti in Unione Sovietica dal 1987 al 1991. Per seguire e partecipare attivamente, occorre registrarsi qui: https://schillerinstitute.nationbuilder.com/20241002_germany_needs_a_new_security_architecture.

La conferenza sarà successivamente disponibile su YouTube.

 

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