Perché le élite miliardarie vogliono la guerra

Immaginate di governare una nave attraverso uno stretto tortuoso e, per un po’, riuscite a evitare gli scogli virando a destra e a sinistra, ma ad ogni virata lo stretto si restringe, finché non diventa troppo stretto per la nave, che naufraga schiantandosi contro gli scogli.

Questa immagine coglie la realtà del sistema finanziario globale negli ultimi decenni e, in misura sempre maggiore, dopo la crisi finanziaria del 2008. Come ha sempre sostenuto Lyndon LaRouche, l’attuale sistema del capitalismo finanziario non regolamentato è destinato a concludersi in uno dei due modi seguenti: iperinflazione o insolvenza generale.

Le due sponde dello stretto tortuoso nell’immagine sopra riportata rappresentano le due minacce che si avvicinano sempre di più al sistema finanziario, con gli sforzi delle banche centrali per cercare di salvare la “bolla omnibus” con gli unici strumenti a loro disposizione: la stretta e l’allentamento monetario. Ci troviamo ora in una fase in cui la nostra imbarcazione si sta avvicinando pericolosamente alla riva sinistra, l’iperinflazione. Il capitano sta quindi allontanando l’imbarcazione dagli scogli aumentando i tassi di interesse, il che però la porta pericolosamente vicina alla riva destra, ovvero l’insolvenza.

La crisi energetica provocata dalla “guerra mondiale a pezzi” degli ultimi mesi (Ucraina, Palestina, Iran, regione del Golfo) ha fatto salire l’inflazione, costringendo la Federal Reserve ad aumentare i tassi di interesse. I recenti dati sull’inflazione, ancora in aumento (i prezzi del carburante sono balzati del 9% in un mese e i prezzi alla produzione del 6,8% su base annua), hanno suscitato richieste di un nuovo aumento dei tassi di interesse in occasione della prossima riunione della Fed del 28 ottobre.

Ogni aumento dei tassi d’interesse fa salire i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi (US Bonds), aumentando il debito pubblico e svalutando il patrimonio obbligazionario esistente. Indipendentemente dai tassi della Fed, il valore delle obbligazioni statunitensi è influenzato dalle esigenze di rifinanziamento: è stato calcolato che, tra il “rollover” del debito pregresso e le nuove emissioni, il Tesoro statunitense dovrà immettere sul mercato 2.500 miliardi di obbligazioni entro la fine dell’anno. Si scommette che i rendimenti decennali statunitensi, attualmente intorno al 5%, supereranno i record storici.

Ciò rappresenta una minaccia immediata per il sistema (la “riva destra” nella nostra metafora della nave), poiché le obbligazioni statunitensi sono un pilastro della bolla speculativa globale (la “bolla omnibus”), stimata in oltre quattro quadrilioni di dollari, e ogni variazione di prezzo ha l’effetto di un terremoto. I soli hedge fund detengono il 10% del mercato obbligazionario statunitense, asset che vengono utilizzati come garanzia per transazioni speculative. Tali fondi hanno venduto massicciamente futures per proteggersi dalla perdita di valore dei propri asset. La loro posizione “short” rappresenta circa il 36% dell’intero mercato dei future sui titoli del Tesoro (open interest). In termini monetari complessivi, l’esposizione corta totale degli hedge fund nei vari segmenti dei future sui titoli del Tesoro si attesta a circa 1,2 trilioni di dollari.

Ora il punto cruciale: quei fondi perderanno denaro sia nel caso in cui i rendimenti (i tassi) salgano, sia nel caso in cui scendano. Poiché quasi la metà delle operazioni di basis trade degli hedge fund è automatizzata (in gergo “quant”), in caso di inversione della tendenza dei rendimenti, la corsa alla liquidità sarà istantanea e massiccia, generando una crisi sistemica.

Con ciò, ci ritroviamo di nuovo nella nostra situazione senza via d’uscita. Una tale prospettiva del tipo “sei dannato se lo fai e dannato se non lo fai” è perfettamente nota a tutti gli attori finanziari ed è il motivo per cui parte delle élite miliardarie sta guardando alla guerra come a un tentativo disperato di sopravvivenza.

Di fatto, l’attuale sistema è spacciato e non può essere salvato nella sua forma attuale. Esiste tuttavia un’alternativa, basata sui principi delle quattro leggi di Lyndon LaRouche, che l’EIR ha promosso con costanza.

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