Gli Stati Uniti stanno costruendo la propria rovina finanziaria
Mark Carney, l’uomo che ha inventato la “finanza green” e ha confessato che l’“ordine basato sulle regole” era una copertura per saccheggiare il mondo, il 22 agosto ha lanciato un messaggio indiretto agli Stati Uniti, avvertendo che “i mercati” potrebbero scatenarsi contro Washington. Carney, nella sua attuale veste di primo ministro canadese, ha profferito la sua minaccia durante una conferenza stampa, convocata per spiegare la reazione del Canada ai dazi statunitensi. Rispondendo alle domande, a un certo punto ha fatto un breve inciso:
“Stiamo entrando in una fase in cui la solidità fiscale, la disciplina e la concentrazione saranno molto importanti e saranno sottoposte a un attento scrutinio. Lo dico ai canadesi, in qualità di persona che opera da molto tempo nei mercati finanziari e nel loro contesto (…) a volte i mercati ignorano questi fondamentali e all’improvviso si concentrano su di essi. E quando si concentrano su di essi, se non si ha la casa in ordine, è troppo tardi”.
Ha accuratamente evitato di fare riferimento agli Stati Uniti, elogiando invece il proprio operato nel mantenere “una solida posizione fiscale”, ma il messaggio era chiaro. Infatti, sono proprio gli Stati Uniti i cui “fondamentali” vengono palesemente ignorati dai mercati, i quali, tuttavia, potrebbero innescare una fuga dal dollaro in qualsiasi momento, qualora la City di Londra – che Carney rappresenta – decidesse che ciò è geopoliticamente conveniente.
Detto questo, l’amministrazione Trump sta facendo del suo meglio per aumentare la vulnerabilità finanziaria dell’America. Il quadro fiscale degli Stati Uniti si sta deteriorando. Il disavanzo di bilancio federale di luglio è stato di ben 432,3 miliardi di dollari, il 22% in più rispetto a luglio del 2025. Gli interessi netti sul debito pubblico – ovvero al netto degli interessi che il governo percepisce sui titoli del Tesoro detenuti nei fondi fiduciari della previdenza sociale, di Medicare e di altri fondi – sono stati pari a 104 miliardi di dollari nel solo mese di luglio e a 931 miliardi di dollari nei primi 10 mesi dell’anno fiscale 2026. Questo totale supera già gli interessi netti dell’intero anno fiscale 2025 e si prevede che arriverà ad oltre 1,1 trilioni di dollari alla fine dell’anno.
Lo scenario di un crollo delle obbligazioni statunitensi si sta avvicinando. Almeno uno “stratega degli investimenti” di una banca di Wall Street, un certo Kevin Hartnett della Bank of America, sta mettendo in guardia gli investitori dai titoli del Tesoro statunitense a causa della crescente difficoltà del Segretario al Tesoro Scott Bessent di finanziare il debito federale, che ha quasi raggiunto i 40.000 miliardi di dollari.
Alla fine di luglio, gli Stati Uniti hanno venduto euro per sostenere lo yen giapponese, senza averne preventivamente informato la BCE. Non è la prima volta che gli Stati Uniti intervengono sui mercati con valute estere, nel timore che farlo con i dollari possa innescare una fuga dai titoli di Stato statunitensi, ma questa volta lo hanno fatto senza averne preventivamente informato gli interessati. Inoltre, il mercato obbligazionario statunitense è ad alta leva finanziaria, poiché gran parte di esso è detenuto da hedge fund, che hanno contratto prestiti fino a 100 volte il proprio capitale. Il volume dei derivati sulle obbligazioni statunitensi è superiore a quello del mercato delle obbligazioni fisiche. Pertanto, un movimento della curva dei rendimenti potrebbe innescare richieste di rientro e trasformarsi in un crollo obbligazionario con conseguenze sistemiche.
Le quotazioni dei titoli decennali sono già vicine ai minimi storici e Bessent sta cercando disperatamente di raddrizzarle acquistando i propri titoli. Questo, mentre gli Stati Uniti hanno aggravato le cose con la guerra contro l’Iran, distruggendo le entrate petrolifere degli alleati nella regione – alleati che ora sono costretti a vendere titoli di Stato statunitensi per compensare il calo delle entrate. La probabilità che questa situazione cambi nel breve termine è pari a zero.
Washington sta accelerando il crollo del sistema finanziario statunitense e l’unica cosa che potrebbe impedirlo è un cambiamento radicale di politica. I “maghi” di Wall Street come Bessent devono essere allontanati e occorre adottare una politica finanziaria orientata alla “Main Street”, come fece Roosevelt nel 1933: reintrodurre una muraglia cinese tra banche commerciali e banche d’investimento ed erogare credito produttivo per rilanciare l’economia.
