La legge tedesca sui servizi segreti: un altro passo verso la “polizia del pensiero”

Pur sostenendo di difendere i “valori fondamentali della società democratica”, i leader politici tedeschi e i capi della sicurezza nazionale sono impegnati in una serie di progetti legislativi che, di fatto, calpestano proprio questi valori. Si pensi alla riforma della “libertà di informazione”, che costringerebbe le persone o le istituzioni che presentano una richiesta su una questione classificata come “sensibile” dal governo a rivelare il motivo di tale richiesta. Da febbraio è già in vigore una modifica alla legge sul riciclaggio di denaro che obbliga banche, agenti di cambio, commercialisti e altri soggetti a segnalare le transazioni finanziarie “sospette” effettuate da “persone politicamente esposte” appartenenti al governo, alla pubblica amministrazione, membri del parlamento e dei partiti politici, a un organismo investigativo appositamente istituito, che raccoglie e analizza tali dati per decidere nei confronti di quali di queste persone avviare procedimenti investigativi o penali.

Il noto giornalista tedesco Norbert Haering ha analizzato il progetto di legge sui servizi segreti in un articolo pubblicato il 14 luglio sul suo blog, definendolo un cambiamento radicale che mira a trasformare i servizi segreti interni ed esteri da organismi di raccolta di informazioni in agenzie di intervento, il che è in contrasto con lo spirito della Costituzione. “Con la sua proposta di legge sulla riforma dei servizi di intelligence lanciata nel periodo di stasi estiva – il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt sta gettando le basi per utilizzare le risorse degli enti di intelligence al fine di indagare e combattere i partiti politici e i giornalisti che contestano le narrazioni del governo, dell’UE o della NATO”, accusa Haering. Pertanto, un giornalista che pubblichi informazioni sulla NATO potrebbe essere accusato e perseguito, subendo il sequestro del conto bancario, come una spia al servizio della Russia senza esserlo realmente, solo perché le informazioni da lui pubblicate potrebbero essere di interesse per i russi.

È la stessa NATO a stabilire quando viene minacciata la sua sicurezza. E poiché è impegnata in una guerra di propaganda con la Russia, non ci vuole molto perché venga fatta la segnalazione, osserva Haering. “Basta davvero poco, quindi, perché l’Ufficio per la protezione della Costituzione (BfV) non solo riceva il permesso di indagare su un giornalista critico, ma anche di fuorviarlo e screditarlo fornendogli informazioni false. Lo stesso vale per i membri dei partiti politici critici nei confronti dell’UE o della NATO e che, come sta avvenendo attualmente con i partiti di opposizione AfD e BSW, vengono dipinti, in stile campagna elettorale, come ‘quinta colonna’ di Mosca”.

Se a ciò si aggiungono le misure di censura recentemente adottate a livello dell’Unione Europea (cfr. SAS 29/26), ci stiamo chiaramente avvicinando al famigerato Ministero della Verità del romanzo 1984 di George Orwell.

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