Londra è ansiosa di gestire la nuova bomba a orologeria finanziaria
Mentre la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sta per votare un disegno di legge che mira a curare un cancro con un altro cancro – il GENIUS Act – aumentano gli avvertimenti da parte della corrente razionale del sistema finanziario (apparentemente un ossimoro), mentre (chi l’avrebbe mai detto?) Londra interviene per prendere il controllo.
La Banca dei Regolamenti Internazionali, riflettendo un punto di vista diverso da quello dell’intero sistema crypto/stablecoin/blockchain, ha lanciato un allarme istituzionale. A differenza degli Stati Uniti, dove il GENIUS Act crea un sistema monetario parallelo ed esclude al contempo la banca centrale, l’Eurosistema sta progettando una moneta digitale della banca centrale (CBDC) e vorrebbe prevenire ciò che giustamente considera un pericolo per il sistema finanziario globale, ovvero la proliferazione incontrollata di un sistema monetario privato.
Il 24 giugno, la BRI ha pubblicato in anticipo un capitolo del suo rapporto annuale, contenente un severo monito sulle stablecoin e ha promosso una soluzione che richiede un “registro unificato che incorpori la moneta della banca centrale, i depositi delle banche commerciali e i titoli di Stato… Le stablecoin come forma di moneta solida sono insufficienti e, senza regolamentazione, rappresentano un rischio per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria”.
Shin Hyun Song, consigliere economico della BRI e capo del dipartimento monetario ed economico, ha spiegato che le stablecoin “sono contrassegnate con il nome dell’emittente, proprio come le banconote private che circolavano nel XIX secolo negli Stati Uniti, all’epoca del Free Banking”. Gli emittenti di stablecoin temono anche le normative meno rigide, come la direttiva MICAR dell’Unione Europea. Tether, che attualmente detiene più della metà del mercato complessivo delle stablecoin, ha abbandonato l’UE in seguito all’introduzione del MICAR.
È significativo, tuttavia, che il quotidiano liberal-conservatore tedesco Die Welt, pochi giorni dopo, abbia riportato gli avvertimenti della BRI, così come avvertimenti simili emessi dall’economista statunitense Barry Eichengreen.
Anche l’ex ministro delle Finanze greco Yannis Varoufakis ha pubblicato un lungo articolo sul suo sito web, mettendo in guardia contro la “bomba a orologeria” derivante dalla liberalizzazione delle stablecoin introdotta dal GENIUS Act.
Chi trae profitto dalla distruzione apparentemente pianificata del sistema finanziario basato sul dollaro? La stessa entità che storicamente ha avviato la de-sovranizzazione della valuta statunitense attraverso la creazione del sistema dell’eurodollaro: la City di Londra. Gli interessi di quest’ultima sono geopolitici: riconquistare lo status di impero egemonico mondiale che aveva prima della Seconda guerra mondiale.
Non sorprende quindi che Ripple, la principale piattaforma britannica di criptovalute, chieda di rendere Londra “la principale potenza cripto dell’Occidente”. In occasione del vertice politico britannico dell’azienda tenutosi il 18 giugno, Ripple ha invitato i legislatori britannici ad accelerare l’adozione di un regime completo in materia di criptovalute, basato su quattro pilastri: un quadro normativo orientato alla crescita, la leadership sugli standard globali, l’adozione formale delle stablecoin, comprese quelle emesse all’estero, e la rimozione delle barriere legali e fiscali alla tokenizzazione degli asset.
“C’è un’enorme opportunità per il Regno Unito in questo senso”, ha affermato Cassie Craddock, amministratore delegato di Ripple per il Regno Unito e l’Europa, secondo il quale “se gestita correttamente, il Paese può diventare un mercato delle criptovalute competitivo a livello globale”.
