Un nuovo studio certifica il fallimento della legge Dodd-Frank; l’EIR l’aveva detto per primo
Dopo la crisi finanziaria del 2008, negli Stati Uniti si sviluppò un dibattito su cosa fare per prevenire ulteriori crisi. Due erano le opzioni sul tavolo: da un lato la proposta, caldeggiata da Lyndon LaRouche e altri, di reintrodurre il famoso “Glass Steagall Act”, la legge che separava le banche commerciali dalle banche d’investimento, in modo che un fallimento di queste ultime non mettesse in pericolo i risparmi delle famiglie e i conti delle imprese; dall’altro la proposta, promossa dall’industria finanziaria, di mantenere il sistema invariato e di introdurre solo requisiti di riserva e misure simili per aumentare la “resilienza” delle banche a sopravvivere ad uno shock senza salvataggi pubblici. Alla fine, il Congresso degli Stati Uniti si arrese all’industria finanziaria e ne adottò la proposta, attraverso il “Dodd-Frank Act” del 2010.
Questa pubblicazione ha affermato fin dall’inizio che ciò non avrebbe funzionato. Ora, un documento elaborato da quattro ricercatori della University of Westminster School of Finance and Accounting dimostra che la legge Frank-Dodd non ha ridotto il rischio sistemico legato alle megabanche, ma lo ha addirittura aumentato. I ricercatori evidenziano anche aspetti che riguardano le conseguenze dell’eliminazione del regime di separazione bancaria Glass-Steagall, senza tuttavia seguirne le implicazioni.
Dopo aver esaminato il periodo successivo alla Dodd-Frank, il rapporto conclude: “Il documento di ricerca verifica due ipotesi critiche: (i) se la legge Dodd-Frank del 2010 abbia ridotto il contributo delle banche post-fusione al rischio sistemico e (ii) il suo ruolo nel risolvere il problema too-big-to-fail indotto dalle grandi fusioni bancarie. I risultati dello studio respingono entrambe le ipotesi, indicando che il Dodd-Frank Act è stato inefficace nel ridurre il rischio sistemico e, in particolare, il rischio attribuito alle fusioni tra banche più grandi, riproponendo la questione e l’argomento fondamentale del too-big-to-fail e di come questo possa essere affrontato attraverso modifiche o rafforzamenti normativi”.
Inoltre, “i risultati dello studio indicano che la continua presenza di schemi di assicurazione dei depositi potrebbe ancora agire come un fattore scatenante per le banche, inducendole a essere meno caute (…) mentre i vantaggi della rete di sicurezza creata a causa delle recenti attività di fusione e acquisizione sta inducendo l’azzardo morale nel settore bancario”.
L’assicurazione dei depositi (Federal Deposit Insurance Corporation) fu introdotta come parte del Glass-Steagall Act nel 1933 ed era destinata solo alle banche commerciali. L’eliminazione del Glass-Steagall e la fusione delle banche commerciali con le banche d’investimento ha portato all’estensione della FDIC a tutte le banche. Pertanto, è corretto sostenere che l’assicurazione dei depositi per le megabanche sia un fattore scatenante del moral hazard. Per impedirlo ci sono due possibilità: o eliminare l’assicurazione sui depositi (il che significherebbe un collasso del sistema, oltre ad essere un tradimento verso i risparmiatori) o reintrodurre la separazione bancaria e l’assicurazione sui depositi solo per le banche commerciali. In altre parole, reintrodurre una normativa Glass-Steagall.
