Il terremoto a Wall Street del 22 aprile potrebbe essere seguito da uno tsunami

Il terremoto finanziario che ha colpito i mercati finanziari il 21-22 aprile potrebbe essere il precursore di un vero tsunami se la Federal Reserve, come accennato da Jerome Powell, alzerà i tassi di 50 punti base questa settimana.

Le dichiarazioni del presidente della Fed fatte il 21 aprile, in un dibattito ospitato da CNBC, assieme alla presidente della BCE Christine Lagarde, la direttrice del FMI Kristalina Georgieva, il ministro delle Finanze indonesiano Sri Mulyani Indrawati e il Premier delle Barbados Mia Mottley, hanno fatto strage di quotazioni a Wall Street, dove il Dow Jones è crollato di 368 punti quel giorno e di 981 punti il giorno dopo.

“Cerco di evitare commenti su prezzi specifici di mercato, ma dirò semplicemente questo: alla nostra ultima riunione – e questo è negli atti – molti membri del comitato ritenevano che uno o più rialzi di 50 punti base sarebbero appropriati”, aveva detto Powell all’inizio. Non ha rivelato se egli stesso lo pensasse, ma ha aggiunto: “Siamo veramente intenzionati ad usare gli strumenti per riportare l’inflazione al 2% e penso, ad esempio, se guardiamo all’ultimo ciclo di stretta, questo è consistito in una serie di due anni di rialzi di 25 punti base dal 2004 al 2006, l’inflazione era poco al di sopra del 3%. Oggi l’inflazione è molto più alta e la nostra politica dei tassi è più accomodante di allora. Per cui, a mio avviso è appropriato muoversi più rapidamente (…) ciò punta nella direzione di 60 punti base sul piatto per la riunione di maggio”.

Gli analisti di “Wall Street On Parade” fanno notare che le cinque megabanche americane esposte per l’86% del totale dei derivati hanno accusato le perdite peggiori nel crollo di Wall Street che ha fatto seguito alle dichiarazioni di Powell. Si tratta di JPMorgan Chase, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of America. Assieme, queste cinque banche sono esposte per oltre 200 mila miliardi di dollari dei 234 mila miliardi di valore nozionale in derivati in portafoglio alle 25 principali holding bancarie USA, secondo il rapporto trimestrale dell’ufficio del Comptroller of the Currency. Il rapporto, tuttavia, non dice chi sono le controparti di quelle banche. Deutsche Bank è notoriamente una di esse.

Il terremoto suscitato a Wall Street dalle parole di Powell mostra che persino un piccolo aumento del costo del denaro, pur insufficiente a frenare l’inflazione, apre grandi crepe nel sistema. Un rialzo più sostenuto non basterà comunque allo scopo, ma renderà il crollo del sistema una certezza. Come abbiamo sempre sostenuto, il sistema è in bancarotta e non può essere salvato. Ogni tentativo di farlo conduce a misure totalitarie. Ora, la guerra in Ucraina offre il pretesto per aumentare lo stato d’emergenza che vige da tempo nella regione transatlantica ed è necessario per giustificare il prossimo mega-salvataggio finanziario.

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