Un autunno caldo, seguito da nuove elezioni anticipate in Germania?
Alcuni pensavano che la ministra del Lavoro Bärbel Bas stesse semplicemente facendo dell’allarmismo, quando due settimane fa ha dichiarato di non escludere elezioni anticipate già il prossimo anno, vista la fragilità della coalizione tra la CDU del cancelliere Merz e la SPD. In realtà, la Bas era realista.
La politica economica di questo governo, incentrata su un massiccio programma di riarmo e sulla “transizione verde”, si è rivelata disastrosa. La SPD, in particolare, ha perso il tradizionale voto operaio, soprattutto a favore dell’AfD. E al recente congresso nazionale del sindacato DGB, Friedrich Merz è stato fischiato dall’inizio alla fine: la prima volta che accade a un cancelliere.
Nel 2025 sono andati persi ben 120.000 posti di lavoro produttivi e ben retribuiti nel settore automobilistico, cuore dell’industria tedesca, una tendenza aggravata dall’aumento dei prezzi dell’energia. L’affermazione secondo cui la creazione di posti di lavoro nell’industria della difesa, attraverso la riconversione delle aziende civili alla produzione militare, possa compensare tali perdite è semplicemente assurda.
Le statistiche ufficiali mostrano che alla fine del primo trimestre del 2026 il saldo occupazionale nell’industria registra un meno 61.000 lavoratori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
L’associazione nazionale dei produttori automobilistici avverte che quest’anno saranno tagliati altri 130.000 posti di lavoro. L’ondata di insolvenze coinvolge un numero crescente di aziende leader del cosiddetto Mittelstand, in particolare quelle dell’indotto automobilistico. La leader del DGB, Yasmin Fahimi, ha criticato duramente la passività del tradizionale partito dei lavoratori, la SPD. Si prevede dunque un autunno caldo di proteste sindacali. La tensione potrebbe aumentare ulteriormente se la SPD dovesse subire nuove pesanti sconfitte nelle elezioni regionali di settembre in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo, proseguendo la tendenza del 2025 e della primavera del 2026. L’acquisizione da parte del governo del 40% del principale produttore militare, KNDS, annunciata una settimana fa, è risultata molto impopolare tra i lavoratori del settore metalmeccanico, le cui associazioni hanno già iniziato a raccogliere firme di protesta.
Di conseguenza, senza un cambiamento nella politica economica del governo, i socialdemocratici saranno costretti a ritirarsi dalla coalizione oppure ad accettare lo status di partito “minore”.
Un sondaggio dell’istituto INSA, condotto a metà maggio, ha rilevato che l’84% degli intervistati dubita che questo governo sia in grado di risolvere i problemi economici e sociali del Paese, mentre il 67%, incluso il 46% degli stessi elettori democristiani, ritiene che Merz debba essere sostituito da un altro politico. Per questo motivo, l’avvertimento di Bärbel Bas su possibili elezioni anticipate all’inizio del 2027 potrebbe rivelarsi profetico.
