Netanyahu nel Bunker

Benjamin Netanyahu lavora in un bunker sotto l’ufficio del Primo Ministro per motivi di sicurezza, ma ciò può anche essere visto come una metafora, dato che i crescenti problemi giudiziari potrebbero presto mandarlo in una stanza blindata di una prigione israeliana. Più grave dei tre casi di corruzione, frode e violazione della fiducia, già archiviati contro di lui, è un nuovo caso penale che coinvolge i suoi stretti collaboratori e che potrebbe coinvolgere lo stesso Primo Ministro, per aver violato le leggi relative all’intelligence militare, prolungando la guerra a Gaza.

E, naturalmente, incomparabilmente più gravi sono le accuse sollevate contro Netanyahu presso la Corte internazionale di giustizia per genocidio intenzionale contro la popolazione palestinese.

Il 3 novembre, uno dei portavoce di Netanyahu, Eli Feldstein, è stato arrestato per violazione delle leggi sulla sicurezza nazionale. Feldstein e due ufficiali dell’IDF finora coperti dall’anonimato sono sospettati di aver sottratto illegalmente informazioni sensibili dagli archivi dell’intelligence delle Forze di Difesa israeliane, relative ai negoziati sugli ostaggi della scorsa estate, che sono state poi divulgate dal quotidiano tedesco Bild e dal settimanale britannico Jewish Chronicle. Le informazioni sono state manipolate per dimostrare che era Hamas a bloccare un accordo e non Israele, cosa che le autorità considerano non solo un reato penale, ma anche un danno per i negoziati sugli ostaggi. Le famiglie degli ostaggi accusano da tempo il governo di averne deliberatamente sabotato il rilascio per motivi politici.

Tre giorni dopo, il 5 novembre, Netanyahu ha licenziato il ministro della Difesa Yoav Gallant, sostenendo che non appoggiava la legge del governo che esonerava gli ultraortodossi dal servizio militare. Tuttavia, il giornalista di Haaretz Amos Harel, in un articolo intitolato “Netanyahu’s Successful Ouster of Israel’s Defense Minister Has the Army on High Alert” (La riuscita estromissione del Ministro della Difesa da parte di Netanyahu ha messo l’esercito in stato di allerta), ha affermato che il licenziamento di Gallant potrebbe preludere al licenziamento del Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane Herzl Halevi, del capo dello Shin Bet Ronen Bar e del Procuratore Generale Gali Baharav-Miara, tutti direttamente coinvolti nelle indagini sul caso Feldstein.

Poi, il 10 novembre, è stato riferito che Tzachi Braverman, che ricopre il ruolo di capo dello staff di Netanyahu, è il funzionario sospettato di aver ricattato un ufficiale dell’IDF affinché alterasse i verbali delle riunioni di guerra, minacciandolo con una registrazione video compromettente. Questo avrebbe fatto parte del tentativo di scagionare Netanyahu dall’accusa di non aver dato ascolto agli avvertimenti degli apparati di sicurezza che avrebbero potuto prevenire gli attacchi mortali del 7 ottobre 2023. Ottenere l’accesso a questi verbali di guerra e manipolarli è un reato penale.

Benché Netanyahu non sia ancora indagato, il fatto che lo siano i suoi stretti collaboratori per aver agito nei suoi interessi personali solleva ovvi sospetti sul fatto che i reati siano stati compiuti anche dietro suoi ordini.

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