L’UE si affanna per contrastare Trump

Durante la prima Amministrazione di Trump, la reazione dei suoi oppositori nell’establishment liberale fu così isterica che qualcuno ha creato l’espressione “sindrome di derangement da Trump” per indicarne lo stato mentale – una malattia clinica. Derangement in inglese significa “squilibrio”, dunque una malattia mentale.

Questo termine descrive anche la reazione dell’establishment liberale europeo alla seconda vittoria elettorale di Donald Trump. Il suo impulso è quello di opporsi e cercare di sabotare qualsiasi iniziativa e politica proveniente dalla futura Amministrazione, proprio come fece durante il suo primo mandato. Secondo i media, la Commissione Europea ha istituito una “task force Trump” a questo scopo. E il 14 novembre Mario Draghi ha dichiarato, in occasione di una conferenza al Collège de France di Parigi con Emmanuel Macron: “Tra le principali sfide che ci attendono ci sarà una situazione in cui vari Paesi europei potrebbero decidere di fare accordi separatamente con gli Stati Uniti o la Cina. Dobbiamo cercare di evitare questa prospettiva”.

L’ostinazione nel portare avanti politiche fallimentari è davvero straordinaria. Prendiamo il caso dell’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, l’ex primo ministro estone Kaja Kallas. Durante l’audizione presso il Parlamento Europeo per la conferma dei membri della nuova Commissione Europea, il 12 novembre, il successore designato di Josep Borrell ha affermato che la guerra in Ucraina cesserà solo quando la Russia sarà sconfitta.

Kaja Kallas stava rispondendo all’eurodeputato Roberto Vannacci, il quale ha fatto presente che il rapporto Draghi ha chiarito che la riduzione della competitività dell’UE è dovuta alla perdita di gas russo e alla crescita delle tensioni internazionali. Pertanto, ha chiesto: “Può dirci quali sono le tre principali misure che adotterebbe per recuperare il principale fornitore di energia dell’UE, ossia la Russia, appianare le tensioni internazionali e quindi porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina?”.

Con un sorriso fisso, Kallas ha risposto che la questione energetica non è di sua competenza, ma sa che la Commissione sta cercando di sostituire il gas russo con altre fonti, per esempio dal Nord Africa. Per quanto riguarda la guerra, l’ex primo ministro estone ha risposto: “La guerra in Ucraina finirà quando la Russia si renderà conto di aver commesso un errore, come in Afghanistan, e cioè quando ritirerà le truppe, perché si renderà conto di non poter vincere questa guerra”. Questa è la materia di cui sono fatti i novelli dottor Stranamore.

La sindrome da derangement da Trump non ha risparmiato alcuni leader tedeschi, come il Ministro degli Esteri Annalena Baerbock (Verdi), che ha accolto con favore la decisione di Joe Biden di autorizzare Kiev a usare i missili degli Stati Uniti per colpire in profondità il territorio russo. Parlando alla radio rbb, Baerbock ha detto che è importante che ora anche le basi di lancio dei missili russi possano essere distrutte. Questo è legittimato dal diritto all’autodifesa, ha affermato. Il suo collega di partito, il Ministro dell’Economia Robert Habeck, ha annunciato che se sarà eletto cancelliere alle prossime elezioni generali, consegnerà i missili Taurus a Kiev per colpire la Russia.

Agnes-Maria Strack-Zimmermann, Presidente della Commissione Difesa presso il Parlamento Europeo, famigerata guerrafondaia dell’FDP, ha dichiarato in un’intervista alla radio Deutschlandfunk che la decisione degli Stati Uniti era attesa da tempo. Il suo partito ha annunciato che presenterà una mozione nel Bundestag a favore della consegna dei Taurus.

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