La Corte Suprema boccia i dazi di Trump

Il 20 febbraio, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato i decreti sui dazi introdotti da Donald Trump. Questi aveva imposto dazi sui beni d’importazione per contrastare quella che definiva concorrenza sleale, che secondo lui era la causa principale del deficit degli Stati Uniti, ma li ha usati anche per allineare di volta in volta i vari paesi alle sue iniziative di politica estera, ad esempio quelli che continuano a comprare petrolio e gas russi (come l’India) o non accettano la sua rivendicazione sulla Groenlandia.

Trump ha giustificato questa scelta affermando che servisse a raccogliere fondi per gli Stati Uniti e il suo rappresentante commerciale, Jamieson Greer, ha presentato le ragioni di questa scelta in un discorso a Davos, sostenendo che l’uso dei dazi fa storicamente parte del sistema americano promosso da Alexander Hamilton e Abrahm Lincoln per proteggere le industrie statunitensi dalle importazioni a basso costo. Lui e il segretario al Tesoro Bessent hanno affermato che la politica stava funzionando, indicando i 264 miliardi di dollari raccolti in dazi nel 2025, per corroborare le dichiarazioni di Trump su un’economia in forte espansione.

La Corte Suprema si è rifatta alla Costituzione, che non conferisce al Presidente l’autorità di imporre dazi doganali, autorità che spetta unicamente al Congresso. Infuriato dalla sentenza, Trump ha annunciato dazi del 15% a tutti i paesi, citando la legge che gli conferisce il potere di farlo in caso di emergenza economica!

Trump è consapevole dell’anomalia che questo produce? Se l’economia, come lui dice, è in forte espansione, perché ricorrere a disposizioni di emergenza per raccogliere fondi? In secondo luogo, uno studio pubblicato il 19 gennaio 2026 dall’Istituto per l’economia mondiale di Kiel, in Germania, smentisce i presunti benefici arrecati dalla politica tariffaria. Dei 264 miliardi di dollari raccolti, lo studio ha dimostrato che il 94% è stato pagato dai consumatori e dalle aziende americane, non dagli esportatori stranieri. In secondo luogo, gli introiti non hanno ridotto il deficit commerciale, che è cresciuto del 4% rispetto al 2024, con la parte manifatturiera aumentata di 1.000 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro, quelli nel settore manifatturiero sono diminuiti in undici dei dodici mesi in cui è stata applicata la tariffa.

Contrariamente alle argomentazioni presentate da Greer e Bessent, secondo cui i dazi doganali da soli avrebbero generato crescita economica, essi hanno trascurato la verità più profonda dell’economia hamiltoniana: era l’intero sistema di Hamilton, che comprendeva una Banca Nazionale per fornire crediti e un’enfasi sull’indirizzo del credito verso le infrastrutture e la produzione di beni fisici nelle nuove industrie, a far funzionare il sistema americano. L’attuale politica statunitense non è orientata a quella che LaRouche chiamava “economia fisica”, ma ad una politica monetarista che favorisce la speculazione a breve termine. Il Sistema Americano di Hamilton e Lincoln produceva nuova ricchezza basandosi sull’aumento della capacità produttiva di ciascun membro della società.

La sentenza della Corte Suprema offre alla squadra di Trump la possibilità di abbandonare il monetarismo. Questa battuta d’arresto porterà a un cambiamento degli assiomi economici?

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