La Francia alle prese con il collasso finanziario
La situazione della Francia – ma anche degli altri paesi europei – è stata ben sintetizzata in un’osservazione fatta dall’emittente radiofonica pubblica francese Franceinfo il 22 ottobre: “Il 28 ottobre 1966, il presidente francese Charles de Gaulle affermò che ‘le politiche della Francia non sono decise dalla borsa’. Oggi, ovviamente, non è più così”.
Esatto; sessant’anni fa, i politici elaboravano un bilancio e poi lo sottoponevano al mondo finanziario. Oggi, invece, è il contrario: sono le banche e le compagnie assicurative di Londra a decidere quale debba essere il bilancio e poi ordinano ai politici di approvarlo, altrimenti…
Questo spiegherebbe perché il ministro dell’Economia francese Roland Lescure si sia recato a Londra un mese prima che il parlamento di Parigi votasse il bilancio per il 2027. Secondo Le Monde, il ministro voleva “rassicurare gli investitori della City sulla traiettoria finanziaria della Francia. Alcuni investitori stranieri stanno scegliendo di vendere i propri titoli di Stato francesi”.
L’8 ottobre, dopo aver incontrato il suo omologo britannico, Lescure “ha riunito a Londra una decina di banche internazionali e gestori patrimoniali per rassicurarli sulla traiettoria finanziaria della Francia e sulla sua capacità di approvare il bilancio 2027, se necessario per decreto”.
Il giorno successivo, in occasione del Consiglio Ecofin a Lussemburgo dedicato all’unione dei mercati dei capitali, il ministro francese ha discusso con i suoi omologhi su come allentare le tensioni sul mercato obbligazionario, “anche se un intervento della Banca centrale europea (BCE) è del tutto escluso in questa fase”, ha commentato Le Monde. I mercati sono infatti molto preoccupati per l’importo che la Francia deve pagare per ottenere prestiti dai mercati al fine di rifinanziare il suo enorme debito pubblico, pari al 119% del PIL del Paese.
I mercati hanno lanciato un segnale di allarme il 21 ottobre, quando il rendimento dei decennali francesi ha superato il 5% per la prima volta in 24 anni. Alcuni “esperti”, tra cui Hideo Shimomura di Fivestar Asset Management, temono che possa salire al 7%, se “la BCE lascerà che le cose continuino così”.
Tuttavia, come sottolineato da Peter Kinsella, responsabile dei servizi di investimento per il Regno Unito presso la banca privata svizzera UBP, sul Telegraph di Londra: “La Banca centrale europea non può intervenire in modo credibile in assenza di un programma francese di riduzione dei costi e ciò non avverrà fino a dopo le elezioni presidenziali del prossimo maggio. Quindi, questa situazione rimarrà una spina nel fianco dell’euro per un po’”.
In effetti, il governo francese dovrebbe attuare misure di riduzione della spesa nel 2027, cosa che non può fare dal punto di vista politico, con il Paese già in preda a proteste (cfr. sopra). Con un deficit stimato al 5,6% nel 2026, il bilancio dovrebbe essere ridotto di 72 miliardi di euro per evitare una procedura di infrazione da parte di Bruxelles. E ciò non accadrà.
