L’Incontro di Assisi esorta a sconfiggere i guerrafondai
Sebbene Papa Leone XIV non si sia recato ad Assisi, la sua impronta inconfondibile era visibile nei tre giorni del Vertice per la Pace, che quest’anno ha segnato il 40° anniversario dell’incontro tra le religioni del mondo, inaugurato da Papa Giovanni Paolo II nel 1986 e da allora organizzato ogni anno dalla Comunità di Sant’Egidio. L’ottavo centenario della morte di San Francesco ha conferito un’importanza simbolica ancora maggiore alla manifestazione, tenutasi dal 25 al 27 ottobre. Il riferimento a Francesco è stato presente durante l’intero evento, che si è articolato in 24 strapieni forum tematici e si è concluso con una preghiera simultanea di tutti i leader religiosi, ciascuno in luoghi diversi.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e inviato speciale del Papa per il conflitto ucraino, ha dato il La nella sessione inaugurale. Zuppi ha criticato aspramente “i molti profeti di sventura, coloro che… incitano alla guerra che è sempre combattuta da altri”. Oggi “il vortice dominante ci induce a credere che il riarmo sia indispensabile, un vortice che porta inevitabilmente a un ulteriore riarmo”, e si è diffusa “una cultura del potere rozza e ignorante”, che scredita le istituzioni internazionali e si manifesta “nella tentazione di costruire un’identità collettiva in opposizione a un nemico”. Gli arsenali, “uniti all’intelligenza artificiale, rendono la guerra tragicamente più disumana”. La preghiera, ha affermato, “è una ribellione contro la guerra, contro la sua logica, contro le molteplici forme di complicità, contro la sottile desensibilizzazione attraverso la quale ci abituiamo al dolore”. E ancora: “Solo chi è disarmato può disarmare”.
A Zuppi ha fatto seguito il politologo francese Olivier Roy, che ha chiarito quale fosse l’obiettivo del vertice di Assisi. Non si tratta di trovare l’unità in un dialogo religioso. Ciò che serve è qualcosa di comune a tutti, ovvero una “postura etica”: “rifiutare il rifiuto dei valori”. Le religioni non sono chiamate a fare proselitismo, ma a comporre un fronte ampio, una coalizione di uomini di buona volontà.
Il secondo giorno, l’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, ha preso di mira la massima che giustifica gli arsenali, secondo cui per garantire la pace un paese deve prepararsi alla guerra. “Chi si prepara alla guerra finisce per combatterla”, ha ribattuto, “e sono sempre i poveri a pagarne le conseguenze”. Nel Congo orientale, “il coltan, la cassiterite, l’oro delle nostre colline alimentano la guerra invece di sfamare i nostri figli”. Ha poi aggiunto una regola per chi dice di volere la pace: “Un dialogo che esclude coloro con cui si è in guerra non è un dialogo: è un monologo”. Il Gran Rabbino di Francia, Haïm Korsia, ha detto alla platea che la pace non deve mai essere confusa con la debolezza e ha chiesto di “trasformare il nostro potere nella capacità di costruire”. Uno studioso sciita di Najaf e un predicatore sunnita di Baghdad hanno condiviso il palco, e lo studioso Jawad Al-Khoei, ha descritto lo stesso problema sia in Oriente che in Occidente, ovvero “trasformare l’ansia per problemi complessi e reali in paura di un altro gruppo”, e ridurre il mondo a una semplice immagine di “noi” e “loro”, i cui estremisti di entrambe le parti non sono interessati a confrontarsi tra loro, ma solo a restringere lo spazio per i moderati all’interno dei propri paesi.
Mario Giro, che ha guidato gran parte delle mediazioni di pace della Comunità di Sant’Egidio, ha denunciato la proliferazione di “ego nazionalistici” nel mondo, accompagnati da “allarmismi continui, fake news e negazionismi”. La più grande fake news è stata quella sulle armi di distruzione di massa, utilizzata per giustificare l’invasione dell’Iraq del 2003. Come preparare la pace in tempi di guerra? Evitando di diventare “tifoserie” di una delle parti in conflitto. L’unica parte da sostenere è quella delle vittime, di tutte le vittime. Giro ha inoltre denunciato la “tecno-setta” composta da ideologi dell’intelligenza artificiale, interessi finanziari e corporativi, che sta minando le democrazie e vuole privatizzare i governi.
Molti oratori hanno celebrato lo “Spirito di Assisi” e hanno invitato i leader delle altre religioni a seguire l’esempio della Comunità di Sant’Egidio e a passare dalle parole ai fatti. Diversi oratori hanno ricevuto l’appello dello Schiller Institute a Leone XIV affinché organizzi un vertice mondiale per la pace e il disarmo, il cui testo è stato distribuito anche sotto forma di volantino a molti partecipanti.
