Non si ferma il declino dell’industria tedesca
Non è stata una sorpresa, la scorsa settimana, quando tre aziende leader del settore automobilistico tedesco, Mercedes, BMW e VARTA, hanno annunciato pessime notizie. Gli utili del secondo trimestre di Mercedes, l’“ultima roccaforte” tra le case automobilistiche tedesche, sono stati inferiori del 26% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Le perdite hanno interessato principalmente il settore della produzione automobilistica, compensate – segno dei tempi – dal ramo dei servizi finanziari dell’azienda (leasing, credito, assicurazioni). I lavoratori della Mercedes hanno interpretato la notizia come un preludio a licenziamenti imminenti, e migliaia di loro sono scesi in piazza per protestare.
Anche BMW ha registrato drastici cali delle vendite nel secondo trimestre: in media del 35% su base annua, ma con un calo del 60% nelle vendite di autovetture. Anche in questo caso, i servizi finanziari sono stati l’unico settore in attivo.
VARTA, uno dei principali produttori di batterie per auto, industria e uso domestico, ha presentato istanza di insolvenza per la società madre e tre società controllate. L’insolvenza è apparentemente dovuta a un drastico calo delle vendite di batterie per l’elettronica di consumo e per l’accumulo energetico. Porsche detiene il 50% delle azioni di VARTA sin dalla ristrutturazione finanziaria del produttore di batterie avvenuta due anni fa. Porsche registra ancora una volta alcune delle perdite più ingenti dell’intero Gruppo Volkswagen, di cui fa parte. Se non si troverà una soluzione costruttiva, sarà a rischio il futuro di 2.300 posti di lavoro. L’unico aspetto positivo è che la produzione di batterie tradizionali per auto da parte di VARTA è ancora attiva, il che implica che questo ramo dell’azienda e la sua forza lavoro possano sopravvivere.
La deindustrializzazione accelerata ha portato l’Ente federale per l’occupazione a prevedere una perdita mensile di 15.000 posti di lavoro o più nel settore industriale, in particolare tra le principali case automobilistiche e i loro fornitori, per un totale di 180.000-200.000 posti di lavoro entro la fine del 2026. Il fatto che due terzi delle imprese della media industria (Mittelstand) non stiano prendendo in considerazione nuovi investimenti si riflette anche nella tendenza a non assumere nuovi lavoratori per sostituire quelli che vanno in pensione. Entrambi i fattori – posti di lavoro non sostituiti e licenziamenti diretti – hanno portato all’eliminazione del 13% della forza lavoro nel settore automobilistico dal 2019.
Considerato questo quadro poco incoraggiante, non sorprende che i consensi del cancelliere Friedrich Merz abbiano raggiunto un nuovo record negativo. Merz è sceso all’ultimo posto tra i venti principali leader politici, mentre Alice Weidel, presidente di Alternativa per la Germania, è salita al quarto posto. Quanto alle preferenze di partito, l’AfD è al primo posto con il 27-29% nei sondaggi, mentre i cristiano-democratici di Merz si attestano al 23-24%.
