Marandi all’EIR: La pace è possibile solo con l’eguaglianza

Seyed Mohammad Marandi, persona molto vicina al governo della Repubblica Islamica dell’Iran, ha parlato con Harley Schlanger dell’Executive Intelligence Review il 5 giugno, offrendo al pubblico occidentale una visione chiara ed eloquente della guerra contro l’Iran da una prospettiva diversa da quella che solitamente viene consentita nei media. Pur non essendo un portavoce ufficiale, è sempre più considerato un analista e un commentatore credibile. L’intervista è avvenuta durante una fragile tregua nella guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, tregua che successivamente Israele ha violato ripetutamente.

Alla domanda su quale sia, secondo lui, il motivo per cui l’Iran è stato preso di mira, Marandi ha respinto la spiegazione standard, ovvero l’accusa che l’Iran stia sviluppando armi nucleari e costituisca una minaccia per gli Stati Uniti.

In realtà, il primo ministro israeliano Netanyahu “cerca questa guerra da quarant’anni e ha finalmente trovato un presidente che… è disposto a portare a termine questa aggressione”. Ha aggiunto che non si possono tralasciare gli inglesi, poiché quando si parla del Mossad e della CIA, “si dovrebbe sempre sottintendere che anche l’MI6 è coinvolto”.

Israele si è danneggiato da solo, sia attraverso l’orrore generato dalla pulizia etnica a Gaza sia per il suo fallimento militare, che è visto dalla maggior parte del mondo come un segno di debolezza. Ora è considerato uno Stato canaglia. I sionisti hanno perso “ciò che cercavano più di ogni altra cosa”. E cioè la legittimità globale. Ora devono accettare il fatto che in tutto il mondo le persone non considerano più il sionismo un’ideologia legittima. Lo vedono come un’ideologia genocida, razzista e gerarchica, i cui risultati sono stati omicidi di massa, genocidio e difficoltà economiche globali.”

Affinché si realizzi una pace duratura, c’è un ruolo per nuove alleanze, come i BRICS e l’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, entrambe delle quali l’Iran è membro. Ma, affinché l’integrazione attraverso lo sviluppo economico abbia successo, “tutte le persone dovranno essere riconosciute come esseri umani uguali tra di loro e che non esiste una razza padrona o una razza superiore che abbia diritti e privilegi eccezionali”.

Marandi ha concluso esprimendo la speranza che il discredito del sionismo renda possibile per ebrei, cristiani e musulmani “cooperare, collaborare, integrarsi e considerare l’altro come essere umano uguale a sé stesso”.

L’intervista completa è disponibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=5tJXVvgtZMA.

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