Joe Biden ruba i fondi della banca centrale afgana

Dopo mesi di appelli urgenti a sbloccare i sette miliardi di dollari di fondi appartenenti alla Banca Centrale dell’Afghanistan (DAB) e detenuti dal Dipartimento del Tesoro USA, al fine di alleviare l’acuta crisi umanitaria, l’11 febbraio il presidente Biden ha preso una decisione più che deludente. Di quei sette miliardi di dollari di fondi, la metà deve essere utilizzata per fornire aiuti alla popolazione in Afghanistan, ma solo attraverso enti al di fuori del controllo del governo talebano. L’altra metà sarà destinata ai risarcimenti che emergeranno dalle cause contro i Talebani aperte dalle vittime degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti.

Un funzionario dell’amministrazione Biden ha spiegato lo stesso giorno che la fonte delle riserve DAB era fondamentalmente l’assistenza fornita dagli Stati Uniti e da altri paesi donatori negli ultimi due decenni e che quindi il governo degli Stati Uniti ha il diritto di prenderne possesso e di disporne come vuole.

Shah Mehrabi, un membro del consiglio di amministrazione della banca centrale afgana, ha risposto con disappunto alla decisione, replicando che “tutte le riserve di valuta estera che sono negli Stati Uniti e in Europa appartengono al popolo afgano”. La decisione “di sbloccare solo una parte dei fondi continuerà a danneggiare i milioni di bambini, donne e famiglie afgane che soffrono in una delle peggiori crisi umanitarie ed economiche del mondo”.

La stessa DAB ha rilasciato una dichiarazione, spiegando che le riserve estere sono necessarie per mantenere la stabilità e il valore della moneta nazionale, l’afghani. L’ex ministro delle finanze afgano Kaylid Payenda ha definito la decisione, se attuata, “il più grande colpo che si può dare all’economia afgana. L’afghani (moneta) varrebbe meno di un vecchio e sporco pezzo di carta, quando non si hanno i beni che lo sostengono”.

Quanto alle richieste di risarcimento presentate dalle vittime dell’11 settembre, anche se legittime, non è certo il popolo afgano, che ha subìto venti anni di guerra e occupazione guidata dagli Stati Uniti, a doverle pagare. In effetti, c’è stato un insabbiamento sistematico da parte del governo e degli enti di intelligence statunitensi, anche in Arabia Saudita, sui veri responsabili degli atroci attacchi del 2001).

 

 

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