Sull’accordo commerciale tra Xi e Trump

Non si tratta di una svolta diplomatica di grande rilievo, ma comunque di un passo positivo verso l’instaurazione di rapporti più stabili tra Stati Uniti e Cina: così si potrebbe definire l’incontro del 30 ottobre tra Donald Trump e Xi Jinping a Busan, in Corea del Sud. Ancora più importante, la Cina ha ottenuto un accordo che ha sostanzialmente riportato tutte le restrizioni commerciali e i dazi al livello precedente alle misure annunciate dagli USA il 3 aprile scorso in occasione della “Giornata della Liberazione”, suggerendo che, semmai, Donald Trump ha probabilmente imparato una lezione su come non trattare con la Cina.

I termini dell’accordo prevedono che la Cina rinvii le restrizioni all’esportazione di terre rare e riprenda ad acquistare soia dagli Stati Uniti, oltre ad accettare di intensificare i controlli sull’export dei precursori del fentanil. In cambio, gli Stati Uniti ridurranno i dazi sui prodotti cinesi a una media del 47%, sospenderanno le proprie restrizioni sui controlli all’export, compresa l’estensione alle entità parzialmente di proprietà cinese presenti nella “Entity List” del Dipartimento del Commercio. Entrambe le parti hanno inoltre concordato di sospendere le rispettive tasse portuali sui trasporti marittimi. Il tutto, per un periodo di un anno, senza specificare quali misure saranno adottate dopo tale data.

Diversi fattori strategici hanno contribuito alla decisione di Trump di revocare alcune delle misure annunciate lo scorso anno. Il primo è l’enorme impatto delle minacce di Pechino del mese scorso di limitare le esportazioni di terre rare. La Cina controlla la lavorazione del 90% dei minerali di terre rare mondiali e gli Stati Uniti stessi dipendono dalla Cina per il 78% del loro approvvigionamento. Questa mossa ha scatenato un’ondata di panico negli Stati Uniti e in Europa. In secondo luogo, l’economia cinese non ha subito particolari ripercussioni nei sei mesi successivi all’imposizione dei pesanti dazi da parte di Washington ad aprile. Ha continuato a crescere del 5,2% nei primi tre trimestri dell’anno, mentre le esportazioni sono aumentate del 4%. Inoltre, è stata in grado di trovare altri partner commerciali per prodotti precedentemente forniti dagli Stati Uniti (il Brasile, ad esempio, è stato felice di sostituirsi come fornitore di soia).

Nonostante questa realtà, dalle dichiarazioni di Xi Jinping e di altri è chiaro che i cinesi non sono interessati a intensificare la guerra commerciale, ma cercano sinceramente un rapporto equo con gli Stati Uniti. Xi ha detto a Trump che “la Cina e gli Stati Uniti dovrebbero essere partner e amici. Questo è ciò che la storia ci ha insegnato e ciò di cui la realtà ha bisogno”.

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