Borrell: l’UE è complice dei crimini di Israele
Josep Borrell, capo della diplomazia dell’Unione Europea dal 2019 al 2024, ha scritto una dura accusa contro la leadership dell’UE e gli Stati membri in un editoriale pubblicato il 1° agosto sul Guardian. “Non c’è dubbio che il governo israeliano stia commettendo un genocidio a Gaza, massacrando e affamando i civili dopo aver sistematicamente distrutto tutte le infrastrutture del territorio”, ha scritto Borrell. “Nel frattempo, i coloni e l’esercito israeliano sono ogni giorno colpevoli di gravi, massicce e ripetute violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale in Cisgiordania e a Gerusalemme Est”.
Ha aggiunto: “Coloro che non agiscono per fermare questo genocidio e queste violazioni del diritto internazionale, anche se hanno il potere di farlo, sono complici. Questo è purtroppo il caso dei leader dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, che rifiutano di sanzionare Israele anche se l’UE ha l’obbligo legale di farlo”.
Borrell prosegue sottolineando che l’accordo di associazione firmato nel 2000 tra Israele e l’UE è subordinato al rispetto da parte di Israele del diritto internazionale e dei diritti umani, che il governo Netanyahu sta chiaramente violando. Pertanto, “i leader dell’UE hanno ora l’obbligo giuridico di sospendere l’accordo”. Non adottando le misure necessarie, l’UE e i suoi Stati membri stanno minando il diritto internazionale e l’ordine multilaterale e “screditando se stessi agli occhi del mondo”.
Va detto che Borrell condivide una parte di responsabilità con coloro che accusa. Come Alto Rappresentante di Politica Estera e di Sicurezza dell’UE, ha avallato le scelte geopolitiche di scontro est-ovest promosse dalle oligarchie, nell’ambito delle quali si colloca anche lo scenario mediorientale. Ricordiamo la sua famosa frase sull’UE, paragonata a un “giardino” circondato da una “giungla”. Benvengano comunque le sue parole di verità, alla quale si fa ricorso quando farne a meno è troppo controproducente per certi ambienti.
Nelle ultime settimane il tabù di denunciare i crimini commessi dal regime di Netanyahu, sia a livello internazionale sia all’interno di Israele, ha cominciato a incrinarsi. Il 2 agosto, decine di migliaia di israeliani sono scesi in piazza per chiedere il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi rimasti, che il governo è accusato di sacrificare. Inoltre, sia il Centro d’Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati (B’Tselem) sia la sezione israeliana dei Medici per i Diritti Umani hanno pubblicato il 28 luglio rapporti separati in cui accusano Israele di stare compiendo un “genocidio” a Gaza. Entrambi i rapporti chiedono alla comunità internazionale di intervenire per costringere Israele a porre immediatamente fine a questo crimine.
Negli Stati Uniti, l’unico governo che continua a dare sostegno incondizionato a Israele, un numero crescente di organizzazioni ebraiche, così come personalità di spicco, si sono espresse contro la pulizia etnica e la politica di affamamento. Lo hanno fatto i Riformisti Ebrei, la più grande denominazione ebraica negli Stati Uniti, e l’American Jewish Committee, la più antica organizzazione ebraica.
