Il generale Mini all’EIR: la NATO ha adottato metodi di propaganda sovietici

In un‘intervista esclusiva pubblicata sulla rivista EIR, il generale Fabio Mini, ex capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa, ha denunciato la penetrazione della NATO da parte di una propaganda di stampo sovietico, esemplificata dalle “liste nere” pubblicate, sotto l’egida della NATO, dal cosiddetto Centro Contro la Disinformazione (CCD) e dal Centro per le Riforme della Difesa, entrambi con sede a Kiev.

Proprio il Centro per le Riforme della Difesa ha pubblicato il 21 ottobre il rapporto intitolato “Toy Soldiers: NATO Military and Intelligence Officers in Russian Active Measures”, che accusa membri di spicco delle forze armate di Germania, Francia, Italia, Spagna e Grecia di essere agenti russi. In Francia, la lista dei bersagli inizia con il Col. Caroline Galactéros e il Gen. Jrean-Bernard Pinatel, che dirigono il think-tank Geopragma; in Germania, è profilato il Gen. Harald Kujat, ex capo di stato maggiore della Bundeswehr. In cima alla lista italiana c’è Mini, che considera questo attacco un “onore”. Ha detto: “Assicuro agli altri colleghi che non ho pagato e non sono stato pagato per questo onore. Così come considero un onore essere annoverato tra loro in questo frangente. Inoltre, sono veramente gratificato dai complimenti, dall’alta considerazione che mi è stata data e anche da ciò che mi viene attribuito nel tentativo diffamatorio”.

La narrazione del pamphlet di 174 pagine, simile ad altri pamphlet NATO/Ucraina, è maldestra, dice Mini, tanto che potrebbe essere invertita, descrivendo il modus operandi della disinformazione ucraina. Usando le parole stesse dell’opuscolo, Mini afferma che “mentre l’attenzione della comunità internazionale era in gran parte concentrata sulle azioni delle Forze Armate russe in Ucraina, Kyiv ha attuato il suo piano di disinformazione e diffamazione, accuratamente preparato molto prima dell’invasione, secondo la metodologia appresa quando l’Ucraina era un pilastro dell’Unione Sovietica. L’Ucraina non ha abbandonato queste pratiche e, con l’aiuto di Stati Uniti, Gran Bretagna, Nato e Unione Europea, ha aumentato significativamente l’intensità delle operazioni sovversive e delle misure attive dei suoi agenti di intelligence in Occidente, compresi NATO ed Unione Europea”.

Tuttavia, la disinformazione ucraina non ha funzionato, a causa di diversi errori commessi, tra cui la “sovraesposizione” di Zelenskyy nei media occidentali, l’aver spacciato disinformazione per “diplomazia pubblica” e persino il credere alla propria propaganda.

“Non è stata tutta colpa dell’Ucraina. I piani di propaganda sono stati ideati da esperti occidentali e da comandi e organizzazioni multinazionali che hanno voluto inserire argomenti e metodi vari e diversi alla ricerca del ‘colpo da maestro’… Probabilmente a trarre in inganno è stata la stessa NATO, che ha affidato i rapporti con l’Ucraina in materia di disinformazione all’unità Information Environment Assessment (IEA) della sua Public Diplomacy Division”.

Sotto questa guida e con l’aiuto di attori nei vari Paesi occidentali, il CCD ucraino ha redatto “liste di proscrizione” di personalità che devono essere “eliminate, politicamente o fisicamente” (L’EIR ha seguito l’attività del CCD, riportando come Helga Zepp-LaRouche e altri rappresentanti o amici dello Schiller Institute siano stati inseriti in queste liste).

“Negli ultimi anni, l’Ucraina ha penetrato le strutture della NATO più di quanto non sembri e, se da un lato ha adottato metodi e narrazioni occidentali, dall’altro ha portato con sé l’enorme bagaglio della propaganda sovietica di cui era maestra durante il regime comunista e di cui è ancora oggi esperta. La stessa NATO, nella sua comunicazione di guerra, utilizza accenti e argomenti di quel periodo e di quel mondo, se non altro per farsi capire dalla maggior parte dei Paesi membri che erano parti essenziali di quel mondo”.

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