La “bolla omnibus”: la nostra soluzione e la loro
In un webcast del 27 agosto, la presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha messo in guardia contro l’imminente tsunami finanziario. “Se si cerca di pagare il debito dei paesi sovraindebitati come gli Stati Uniti, la Francia e altri paesi europei stampando moneta o creando criptovalute, o denaro creato privatamente, ci troviamo di fronte a una potenziale ripetizione del 1923, solo che questa volta non in un solo paese, ma in tutto il mondo occidentale”. Con il 1923, la signora LaRouche si riferiva all’iperinflazione che colpì la Germania quell’anno, come conseguenza della stampa di denaro per pagare le riparazioni di guerra di Versailles.
Due settimane dopo, il 12 settembre, il settimanale tedesco Focus ha strillonato che la “bolla omnibus” potesse esplodere, essendo settembre un mese critico. Focus citava Albert Edwards della Société Générale che indicava il debito pubblico come fattore scatenante. In questo caso la Francia era indicata come il proverbiale maggiordomo nel romanzo giallo. “La minaccia della ‘bolla omnibus’ – E se scoppia, diventa davvero costosa” era il titolo dell’articolo.
Poi, il 17 settembre, la presidente della BCE Christine Lagarde ha tenuto un discorso alla decima conferenza annuale di ricerca della BCE in collaborazione con la Hoover Institution di Stanford sul tema “La prossima crisi finanziaria?”. Lagarde ha descritto il divario tra gli aggregati finanziari (almeno una parte di essi) e l’economia reale (il PIL come proxy) come fonte di preoccupazione.
Meglio tardi che mai: esattamente 30 anni dopo, la Banca centrale europea (BCE) ha scoperto la “tipica funzione di collasso” di Lyndon LaRouche.
“Nell’area dell’euro, gli istituti non bancari – che vanno dai fondi di investimento alle compagnie di assicurazione passando attraverso i fondi del mercato monetario e i veicoli di cartolarizzazione – sono passati da circa il 140% del PIL nel 1999 a quasi il 400% di oggi…”, ha affermato Lagarde.
Ha poi aggiunto: “Gli istituti non bancari rappresentano ora oltre il 60% del settore finanziario dell’area dell’euro… I settori bancario e non bancario non solo stanno cambiando rapidamente, ma sono anche altamente interconnessi. Nell’area dell’euro, ad esempio, l’esposizione patrimoniale delle banche nei confronti degli istituti non bancari è considerevole e, in media, rappresenta circa il 10% del totale delle attività degli istituti significativi”.
Ha anche elencato il Fintech e le stablecoin come nuove minacce alla stabilità del sistema bancario.
Facendo buon viso a cattivo gioco, Lagarde ha sostenuto che il punto interrogativo alla fine del titolo della conferenza “segna un’indagine, piuttosto che una previsione” e ha assicurato che la BCE sta elaborando misure per prevenire la crisi, ovvero la “semplificazione” che, ha sostenuto “non significa deregolamentazione”. Se non è zuppa, è pan bagnato; se pensate che la BCE abbia una soluzione diversa dalla stampa di denaro, è meglio non scommetterci.
Il sistema attuale non può essere salvato: deve essere sottoposto a una riorganizzazione fallimentare, che implichi la cancellazione della maggior parte del debito speculativo (derivati) e la separazione tra banche di investimento e commerciali, con queste ultime che tornano a funzionare come fonte di credito per gli investimenti nell’economia reale.
